{"id":7554,"date":"2022-12-20T15:26:15","date_gmt":"2022-12-20T14:26:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutogp2.it\/wp\/?p=7554"},"modified":"2023-01-19T16:02:36","modified_gmt":"2023-01-19T15:02:36","slug":"figli-adottati-figli-biologici-un-lessico-da-rinnovare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutogp2.it\/wp\/2022\/12\/20\/figli-adottati-figli-biologici-un-lessico-da-rinnovare\/","title":{"rendered":"Figli adottati, figli biologici. Un lessico da rinnovare"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Maurizio Chiodi<\/strong><\/p>\n<p>Il nucleo dell\u2019adozione \u00e8 costituito, prima che dalla coppia e dalla famiglia che accoglie, dal figlio che viene accolto. \u00c8 lui il protagonista di tutto il processo. La sua storia, per\u00f2, comincia con l\u2019abbandono da parte di coloro che, un tempo, lo hanno messo al mondo.<\/p>\n<p>Di chi \u00e8 figlio un bambino che viene abbandonato dai suoi genitori? \u00c8 figlio di coloro che l\u2019hanno generato o della coppia che l\u2019ha adottato? Nel primo caso, il corpo varrebbe pi\u00f9 delle relazioni e sarebbe separato da esse, ridotto a mero corpo biologico, e nel secondo si porrebbe la questione del rapporto tra le relazioni e il corpo, come se contassero solo le relazioni e il corpo potesse essere sottovalutato. Nell\u2019adozione internazionale, poi, queste domande si intersecano con le differenze culturali tra i genitori che hanno abbandonato e quelli che hanno accolto. La mia convinzione \u00e8 che, per pensare la ricca esperienza di un figlio adottato, \u00e8 necessario non separare n\u00e9 giustapporre, ma connettere il corpo proprio, la rete delle relazioni e la cultura.<\/p>\n<p>Per comprendere il rapporto di un figlio con i genitori che lo hanno abbandonato, \u00e8 necessario interpretare pi\u00f9 profondamente l\u2019esperienza dell\u2019essere abbandonati. Tra i genitori che abbandonano e il figlio abbandonato si d\u00e0 un legame ineludibile e incancellabile, perch\u00e9 \u00e8 segnato dal corpo vissuto, il corpo proprio.<\/p>\n<p>\u201cTu non hai idea \u2013 mi diceva una volta una figlia adottata, divenuta poi madre adottiva \u2013 che cosa significhi essere abbandonati da chi ti ha generato. Ti senti una schifezza &#8230;\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019abbandono \u00e8 un\u2019esperienza difficile, anzi traumatica, ma ineludibile, perch\u00e9 ha a che vedere con le proprie origini: l\u2019inizio della propria storia \u00e8 legato a coloro che stanno all\u2019origine della propria vita.<\/p>\n<p>Anche al di l\u00e0 dell\u2019adozione, la vicenda umana ci insegna che i figli \u201cbiologici\u201d possono essere trascurati, poco o nulla amati, addirittura abbandonati e rifiutati \u2013 come avviene in modo apparentemente silenzioso ma in realt\u00e0 clamoroso nell\u2019aborto \u2013 , insomma possono non diventare \u201cfigli propri\u201d. Questo autentico dramma ci rivela che nell\u2019adozione si nasconde un \u201cterzo\u201d attore, oltre il figlio adottato e la coppia adottante: sono i genitori che hanno abbandonato. Non \u00e8 un\u2019ovviet\u00e0 dire che un figlio adottato anzitutto \u00e8 un figlio abbandonato da chi l\u2019ha generato e messo al mondo. Cos\u00ec, l\u2019abbandono, che tocca la carne, \u00e8 un evento di relazione nel quale si nasconde un doppio profilo: esso infatti \u00e8 contemporaneamente agito da chi abbandona e patito o sub\u00ecto da chi viene abbandonato.<\/p>\n<p>Dal punto di vista di chi abbandona, dobbiamo mettere in evidenza che, per quanto rimanga drammatico negli effetti, l\u2019abbandono non \u00e8 necessariamente una fuga, un alibi o una delega: ci sono infatti situazioni, seppure \u00a0molto rare, in cui una donna intenzionata ad abortire decide invece di \u201clasciare\u201d il figlio in adozione \u2013 questa \u00e8 una fattispecie esplicitamente prevista nella legge italiana \u2013 e ci sono anche casi in cui gravi problemi personali impediscono di assumere la responsabilit\u00e0 materna o paterna. In situazioni di questo tipo, l\u2019abbandono pu\u00f2 diventare perfino un atto di responsabilit\u00e0 se non addirittura un dono! Comunque sia, in moltissimi casi, questo \u201cterzo\u201d \u00e8 effettivamente nascosto: spesso non si sa nulla della madre e ancor meno del padre, perch\u00e9 se ne sono perse le tracce e sono spariti. Crescendo, per\u00f2, molti figli adottati vanno alla ricerca della madre \u2013 meno del padre \u2013 che li ha generati, come a voler svelare a se stessi la propria origine. Si tratta di un \u00a0desiderio da ascoltare \u2013 oltre che di un diritto da garantire! \u2013 , pur essendo spesso \u00a0impossibile da esaudire.<\/p>\n<p>Dal punto di vista di chi lo patisce, invece, l\u2019abbandono rimane sempre una ferita, il ricordo di una relazione spezzata, una promessa tradita, un\u2019ingiustizia sub\u00ecta. Spesso l\u2019abbandono si collega alla nostalgia \u2013 agrodolce \u2013 di una relazione preziosa ma irrimediabilmente perduta che, per\u00f2, continua a fare parte della propria storia, \u00a0alimentando la certezza di un legame alla cui bont\u00e0 si continua ostinatamente a credere. Questi sentimenti, pure cos\u00ec diversi, e spesso compresenti, hanno la forza della carne, perch\u00e9 il corpo vissuto \u201cha le sue ragioni\u201d Sull\u2019idea del corpo come \u00abuna grande ragione\u00bb che chiede di essere ascoltata, si vedano le intense pagine di F. Nietzsche, <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>, tr. it. di M. Montinari, in G. Colli M. Montinari, Opere di Friedrich \u00a0Nietzsche, vol. VI, t. I, Adelphi, Milano 1965 [IV ed. 1986], soprattutto 34-35. . Esse valgono per tutti, a qualunque et\u00e0 avvenga l\u2019abbandono, perch\u00e9 la ferita si incide inevitabilmente nella carne viva della propria storia.<\/p>\n<p>In ogni caso, l\u2019esperienza dell\u2019abbandono di un figlio, che \u00e8 stato generato e messo al mondo, conferma che non basta il <em>bios<\/em> per dire che quello \u00e8 nostro figlio. L\u2019abbandono si incide nella carne, nel corpo vissuto, e dice di una relazione spezzata, non pi\u00f9 voluta \u2013 forse non mai voluta? \u2013 , cos\u00ec come l\u2019accoglienza adottiva dice di una relazione trovata che, anch\u2019essa, tocca l\u2019esperienza vissuta del s\u00e9. Tutto questo ci chiede di indagare pi\u00f9 a fondo non solo che cosa riveli l\u2019atto adottivo ma, ancor pi\u00f9, chi sia un figlio, <em>simpliciter<\/em>.<\/p>\n<p>A proposito del figlio adottato, soprattutto la coppia che accoglie si esprime spesso con un linguaggio che appare rivelatore e sintomatico: i figli adottati vengono distinti da quelli \u201cbiologici\u201d e, soprattutto per raccontare ai figli adottivi stessi, quando ancora sono piccoli, il modo in cui sono arrivati, si distinguono i \u201cfigli della pancia\u201d dai \u201cfigli del cuore\u201d. Il lessico rivela anzitutto un curioso imbarazzo: come chiamare i figli non adottati? Non si tratta di una questione meramente formale o nominalistica. In effetti, l\u2019aggettivo biologico, riferito ai propri figli, tradisce una riduzione naturalistico-biologica, che non coglie la profondit\u00e0 della carne, poich\u00e9 questa non \u00e8 mai semplicemente un corpo, ma \u00e8 sempre un corpo \u201cproprio\u201d, un corpo vissuto: un figlio non \u00e8 semplicemente biologico n\u00e9 \u00e8 meramente un figlio naturale. Come chiamare, allora, un figlio non generato da s\u00e9?<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di questa difficolt\u00e0, il lessico rivela che tra figli adottati e figli generati c\u2019\u00e8 una profonda analogia ma anche una differenza significativa.<\/p>\n<p>La similitudine sta nel \u201csostantivo\u201d figlio: per un verso infatti, il nostro linguaggio \u00a0afferma con chiarezza che per quanto rimanga drammatico negli effetti, gli uni e gli altri sono figli. Per altro verso, per\u00f2, distinguendo due modalit\u00e0 di essere-figli, si riconosce che c\u2019\u00e8 effettivamente una \u00a0differenza tra figli biologici e figli adottati, pur non arrivando a dire che i figli adottati non sono \u201cfigli propri\u201d. I figli adottivi non sono semplicemente figli, ma sono adottati \u2013 hanno una storia che viene \u201cda lontano\u201d \u2013. Allora, sono o non sono figli? Non \u00a0dobbiamo nasconderlo: molti \u2013 forse i pi\u00f9 \u2013 pensano che essi siano figli soltanto a met\u00e0, pi\u00f9 per necessit\u00e0 che per virt\u00f9 propria. Se questo fosse vero, l\u2019adozione sarebbe un ripiego che\u00a0non pu\u00f2 aspirare alla perfezione del modello, un \u201crestauro\u201d che rimedia ad un danno, un marchio incancellabile e uno stigma, che rimane per sempre in chi viene adottato. Chiunque ha vissuto nella sua carne l\u2019esperienza adottiva, sa che queste parole sono superficiali e addirittura false, anche nelle storie pi\u00f9 drammatiche e difficili.<\/p>\n<p>Questi interrogativi ci chiedono di pensare fino in fondo il senso dell\u2019accoglienza e dell\u2019ospitalit\u00e0 che accade nell\u2019atto adottivo. Nella storia di un figlio abbandonato, che viene accolto da una coppia e da una famiglia, si realizza un\u2019autentica svolta, un vero e proprio tornante, che apre ad un nuovo orizzonte, carico di attesa e di speranza, e allo stesso tempo di paure e di difficolt\u00e0. Questa ambivalenza \u00e8 la sfida bella e difficile dischiusa da tutte le promesse e anche dall\u2019accoglienza adottiva.<\/p>\n<p>Quando un figlio viene adottato, al di l\u00e0 della (antica) relazione spezzata \u2013 con l\u2019abbandono, egli non \u00e8 pi\u00f9 figlio \u2013 si annuncia l\u2019inizio di una nuova relazione, che per\u00f2 non pu\u00f2 cancellare la prima, come se la generazione non fosse esistita.<\/p>\n<p><em>Estratto dell\u2019intervento al convegno \u201cAdozione e famiglia accogliente\u201d pubblicato su \u201cAvvenire\u201d domenica 11 dicembre 2022. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maurizio Chiodi Il nucleo dell\u2019adozione \u00e8 costituito, prima che dalla coppia e dalla famiglia che accoglie, dal figlio che<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":7555,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[122],"tags":[],"class_list":["post-7554","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni"],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 5.0.2 - aioseo.com -->\n\t<meta name=\"description\" content=\"di Maurizio Chiodi Il nucleo dell\u2019adozione \u00e8 costituito, prima che dalla coppia e dalla famiglia che accoglie, dal figlio che viene accolto. \u00c8 lui il protagonista di tutto il processo. 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