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Capitolo 6 |
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Fondamento cristologico della morale 6.1. Cristologia e Pneumatologia nella vita morale
Ad una fondazione cristocentrica della
morale si impongono due compiti ineludibili, che sono anche
risposte dovute a problemi e a possibili obiezioni nei suoi
confronti: a) Per il dono dello Spirito Santo il credente partecipa della stessa sorgente che muoveva e dirigeva Cristo nella sua donazione al Padre ed a noi. Così il cristiano può scoprire, con una luce nuova, il suo bene ultimo nella comunione filiale col Padre nello Spirito, ed interpretare definitivamente i contenuti creaturali della legge naturale: “E’ lui il Principio che, avendo assunto la natura umana, la illumina definitivamente nei suoi elementi costitutivi e nel suo dinamismo di carità verso Dio e verso il prossimo” (VS 53)
La legge naturale e la legge rivelata
dell’antico patto si manifestano come anticipazioni parziali e
profezie di quella “legge vivente e personale” che è Cristo.
La legge naturale e i comandamenti dell’Antica Alleanza sono
originalmente posti nell’“intero” cristico e in esso trovano
il loro fondamento e la loro ermeneutica definitiva, in quanto
finalizzati alla carità, pienezza della legge (cf. A. Scola,
I. Biffi). “E’ Gesù stesso il compimento della legge, in quanto egli ne realizza il significato autentico con il dono totale di sé: diventa Lui stesso legge vivente e personale”( VS 15) Nella singolarità personale di Cristo come compimento di tutto il bene si vede la sua universalità. Appare così una singolare concentrazione cristologica della morale come vita “in Cristo”. Cristo come Principio della morale: causa esemplare e finale (com-predestinazione, creazione in Cristo, redenzione ed elevazione finalizzante a Cristo). L’esistenza umana di Gesù Cristo è la rivelazione perfetta e insuperabile della volontà del Padre: quindi è forma normativa dell’esistenza umana (H.U. von Balthasar).
b) In secondo luogo, per quanto riguarda
la categoria della
virtù
. Essa offre il presupposto umano e razionale per una morale
cristocentrica della carità, che permette di superare un’etica
della pura obbligazione e di unire la dimensione naturale e
quella soprannaturale. Con il dono dello Spirito Santo comunicato inizialmente nella risurrezione di Cristo si inaugura l’escatologia, in una tensione al compimento definitivo oltre questa vita. Nella storia il cristiano non deve aspettare un’altra legge. Nel battesimo riceve in germe le primizie dello Spirito, origine del dinamismo nuovo che si compie nella Eucaristia. La legge di Cristo non è dunque un ideale da realizzare nel futuro, ma una realtà già presente perché infusa nel cuore per la carità. 6.2. La Chiesa, dimora della vita morale L’amore nuovo, offerto in Cristo nell’amicizia di carità, genera una comunione visibile nel mondo mediante la Chiesa ( VS 25). In questa comunione mediante lo Spirito, Cristo è presente: “La contemporaneità di Cristo all’uomo di ogni tempo si realizza nel suo corpo, che è la Chiesa” (VS 25).
Essa è la dimora del soggetto cristiano
(
VS 119). La profonda umanità e
la straordinaria semplicità della vita morale sono date dal
fatto che essa “consiste..., nel seguire Gesù Cristo,
nell’abbandonarsi a Lui, nel lasciarsi trasformare dalla sua
grazia e rinnovare dalla sua misericordia, che ci raggiungono
nella vita di comunione della sua Chiesa”
(VS
119). “Chi vuole vivere ha dove vivere,
ha ciò di cui vivere. Si avvicini, creda, si lasci incorporare
per essere vivificato. Non rifugga dalla compagine delle
membra” (Sant’Agostino). capitolo 1 > capitolo 2 > capitolo 3 > capitolo 4 > capitolo 5 > capitolo 6 |
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