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Capitolo 5 |
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Rilevanza salvifica dell'agire morale “E’ anche diffusa l’opinione che mette in dubbio il nesso intrinseco e inscindibile che unisce tra loro fede e morale”( VS 4) Si tratta qui di superare l’estrinsecismo secolare della morale dalla dogmatica, ritrovando la loro relazione dinamica (senza separazione e senza confusione) 5.1. L’incarnazione e l’agire umano
L’evento salvifico di Gesù
Cristo, che entra nella storia dell’uomo ed assume
tutta la concretezza storica dell’umano, non
toglie né rende superfluo l’agire, ma lo assume e
lo promuove: rispetta la libertà dell’uomo e la
provoca a svilupparsi. 5.2. Agire nel mondo come espressione di fede
La fede animata dalla carità
fiorisce nelle opere, tramite le virtù. Le opere
sono dunque il frutto della fede vissuta; ciò
costituisce il dinamismo nuovo della libertà
cristiana. 5.3. Rivelazione e teologia morale
Va pensata pure la rilevanza
della Rivelazione biblica per la morale
(
VS 37), in
riferimento alle sue tentate riduzioni a
dimensioni puramente parenetiche, trascendentali,
di “modelli” esemplari, oppure meramente
normative. E’ qui in gioco il problema teologico
del rapporto tra “Evento salvifico” e morale.
L’agire del cristiano si inserisce in una storia
di salvezza. La Tradizione e la Sacra Scrittura
sono il contesto narrativo dell’Evento e diventano
l’ispirazione profonda e il paradigma normativo
dell’agire cristiano. capitolo 1 > capitolo 2 > capitolo 3 > capitolo 4 > capitolo 5 > capitolo 6 |
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Tesi e questioni: |
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