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L'esperienza morale cristiana
nasce dall'incontro con Cristo e dalla chiamata a
seguirlo
“Seguire Cristo è il fondamento
essenziale e originale
della morale cristiana” (VS 19).
Prendere come punto di avvio della
riflessione morale l’esperienza di un incontro personale
suggerisce un nuovo modo di impostazione (1º contro il
legalismo); la specificazione di questo incontro come incontro
con la persona di Cristo apre ad una considerazione che è
teologica fin dalle sue radici e non soltanto sovrapposta
estrinsecamente alla struttura naturale dell’azione umana (2º
contro l’estrinsecismo)
1.1. L’amore come esperienza fondante
della morale
L’uomo coglie la dimensione morale del
suo agire nell’esperienza. Infatti, il senso morale nasce
quando si scopre qualcosa di assoluto, cioè, la persona
dell’altro, che lo invita ad una comunione.
Si trova davanti all’evento dell’amore, in se stesso
indeducibile e originale, che nell’incontro con la persona
dell’altro svela all’uomo la necessità di affermare l’altro
per se stesso, determinando (finalizzando, concretando) il
desiderio di felicità come aspirazione alla comunione tra le
persone.
L’amore contiene in se la promessa di una pienezza
nell’affermazione della persona dell’altro per se stessa.
Questa affermazione si realizza mediante la scelta di quei
beni che permettono il compimento della persona nella natura
comune e nella sua irripetibile unicità.
L’amore è così l’esperienza fondante della morale, che integra
in se l’assoluto dell’accettazione della persona (elemento
intersoggettivo) e la finalità intrinseca del desiderio del
bene (elemento oggettivo). Questa integrazione è opera della
ragione, che deve dirigere l’agire umano verso la
realizzazione della comunione: amore e ragione si trovano fin
dall’inizio, intrinsecamente e originalmente uniti.
In questa esperienza si svela anche il senso ultimo della
vita, come vocazione ad una comunione delle persone nella
storia mediante il dono di sè (GS 24). La libertà trova così
il suo senso, secondo una dimensione più radicale della
semplice capacità di scelta: è vocazione al dono di sé nella
realizzazione di atti capaci di esprimere la persona: cioè,
atti eccellenti (vedi tesi 2).
Assumendo, come punto di avvio, l’esperienza dell’amore si
coglie anche come la riflessione etica non consista in una
deduzione logica da principi, ma nella luce di una conoscenza
che guida la vita. È qualcosa di completamente diverso da una
morale intesa come un sistema di norme (legalismo) o di regole
logiche necessaire per la loro formulazione (razionalismo). Il
modo specifico della conoscenza morale implica il legame
intrinseco tra verità e libertà e la connessione della ragione
con l’amore.
1.2. L’incontro con Cristo
L’esperienza cristiana della moralità è fondata sulla
rilevanza esistenziale e salvifica dell’incontro del tutto
singolare con Cristo:
“
Occorre che l’uomo d’oggi si volga nuovamente verso Cristo per
avere da Lui la risposta su ciò che è buono e ciò che è
male”
(
VS 8).
La novità dell’incontro con Cristo si sviluppa in una duplice
dimensione: la promessa di una pienezza singolare e l’invito
alla conversione.
a)
Incontro con Cristo e pienezza
umana
Nell’incontro con Cristo si svela un
mistero: per un dono dello Spirito l’uomo scopre l’assoluta
singolarità di Cristo Figlio di Dio Padre: mai l’esperienza
dell’assoluto può arrivare a un vertice più alto di quando
l’uomo si trova di fronte a Cristo e la sua offerta redentrice
nella croce. Qui si scopre anche il mistero della vita:
riconoscere il vero bene nella vocazione alla comunione col
Padre nel Figlio per opera dello Spirito Santo. L’uomo è
chiamato a diventare figlio nel Figlio per il dono dello
Spirito vivendo in una amicizia singolare con Dio Trinità e
col prossimo.
b)
Conversione a Cristo
La chiamata di Dio in Cristo e il suo
dono di grazia provocano la risposta umana attraverso l’agire
come una conversione a Cristo, che ha dato la vita per noi (Gv
15, 3). È questa la dimensione morale propria del
cristianesimo, presente in ogni atto umano. È qui che l’agire
del cristiano trova la sua sorgente più limpida.
Si svela così il primato assoluto del dono di Dio e della
grazia nell’ azione dell’uomo: Dio ci ha amati per primo.
L’amore non è tanto il rischio di un’iniziativa, ma la
risposta a una chiamata che configura una vocazione:
“
proprio la coscienza di aver ricevuto il dono, di possedere in
Gesù Cristo l’amore di Dio, genera e sostiene la risposta
responsabile di un amore pieno verso Dio e tra i
fratelli”
(VS 24). Qui si manifesta la
bellezza del dono di sé: l’amore si esprime come donazione
nella risposta alla trascendentale bellezza di Dio,
manifestata in Cristo per il dono dello Spirito.
L’esperienza di incontro con Cristo, che ci fa uomini nuovi,
si vive in comunione con la Chiesa, famiglia di Dio, nella
storia quotidiana. Di qui la necessità di vedere come si
articola la risposta umana nell’intreccio dell’esistenza
personale e sociale di ciascuno.
É proprio nell’incontro con Cristo che si desta nell’uomo il
senso della pienezza e della vita buona, che orienta il
desiderio di felicità verso la comunione con Dio.
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